I sentimenti che si provano quando arriva il momento di lasciare il proprio cucciolo alle cure degli altri sono intensissimi.
Dal senso di colpa alla rabbia qualsiasi sentimento è assolutamente legittimo... continuo a ripetermelo perché ci ho messo un po' ad accettare queste emozioni e ancora di più a gestirle.
L'aspetto più importante per me è stato avere il tempo di elaborare il cambiamento e il distacco e sopratutto rendermi conto che qualsiasi cosa succeda nulla può cambiare il fatto che io sono la mamma e lei sarà sempre la mia bambina.
Può sembrare una banalità ma è un concetto che per me è stato di vitale importanza, il fatto di pensare che per lei la mamma è sempre la mamma, come per tutti noi lo è stato, ha alleggerito la mia paura che l'amore dei nonni potesse portarmela via.
Per ora infatti lei sta con i nonni e questo mi rende tranquilla ma l'idea all'inizio non l'ho accettata così bene. Non perché non mi fidi dei nonni, anzi! e a pensarci adesso lasciarla all'asilo mi avrebbe preoccupata di più e avrebbe reso più difficili le mie prime giornate in ufficio.
Io provavo invidia verso di loro, un'invidia che non avrei sentito così forte nei confronti delle maestre dell'asilo perché l'attaccamento verso i nonni è duraturo e non limitato allo spazio della scuola. Invidia perché loro potevano stare con lei mentre io sono costretta ad andare al lavoro. La rabbia per il fatto di non potermi permettere di stare a casa mi ha fatto detestare le amiche che invece possono permetterselo.
Ho iniziato a provare questo "dolore" al solo pensiero che sarei dovuta tornare a lavoro già 4 mesi prima di tornare! Il pensiero del distacco mi faceva piangere ed ero avvilita all'idea di non essere in grado di cambiare il corso delle cose. Mentre mi dicevano che avevo ancora tanto tempo davanti da passare con lei ho dovuto iniziare ad elaborare la nuova situazione che si sarebbe prospettata di lì a poco.
Ho iniziato a godermi i giorni con lei e i momenti insieme. E anche a stufarmi perché passando le settimane lei è diventata sempre più un terremoto, ha imparato a gattonare e io non riuscivo più a fare niente.
Alla fine è arrivato il momento di tornare e sapete cosa è successo? Che sono soddisfatta. Magari felice è una parola grossa ma questa mattina (3 giorno senza di lei) cantavo in auto e non mi pareva che gli altri intorno a me fossero altrettanto contenti.
Non sono felice perché non sto con lei ma sono soddisfatta di avere una vita oltre a quella di mamma. Di potermi realizzare e confrontare con il mondo perché tutti noi abbiamo bisogno di stimoli sempre nuovi e di gratificazioni, anche economiche.
Una donna deve essere economicamente indipendente e non solo per potersi togliere i propri sfizi senza chiedere il permesso a nessuno ma perché l'indipendenza economica è fondamentale per essere persone indipendenti. Ed essere indipendenti ci permette di scegliere il meglio per noi.
Vero, potevo rimanere a casa ma quando i figli crescono e passano le giornate a scuola noi le passiamo a fare cosa?
Spero che questo pensiero tratto da vita vissuta sia utile a qualcuna di voi e chiudo dicendo "Non mollate la vostra vita di prima, un figlio la rende migliore e completa ma non deve stravolgere voi stesse e tutto quello che avete costruito con impegno!"
Visualizzazione post con etichetta mammite. Mostra tutti i post
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Piattino pappa calda
Avete presente i piatti per bambini che ti consigliano di comprare per mantenere la pappa calda? Io ho comprato questo che vedete in foto:
In pratica hanno un serbatoio che riempito con acqua calda vi permette di mantenere la pappa del vostro bimbo calda un po' più a lungo. Personalmente non è un grande acquisto:
1) Anzitutto non potete mettere l'acqua bollente al suo interno ma solo calda (quindi si raffredda in un attimo)
2) Se il vostro bimbo è veloce come la maggioranza e quindi avete a che fare con un cucciolo bradipo tipo quello del film Zootropolis (ahahahaha troppo divertente guardatelo!) allora la pappa si raffredderà inesorabilmente e nessun piattino pappa calda potrà salvarvi dal riscaldare la pappa innumerevoli volte per ogni pasto!
Alla fine io nel piattino l'acqua non la metto nemmeno più, e per noi è diventato un piattino-raffredda-pappa, eh sì perché la pappa è troppo bollente per darla subito al cucciolo appena la togliete dal fuoco quindi nel piattino si raffredda prima :-P
In pratica hanno un serbatoio che riempito con acqua calda vi permette di mantenere la pappa del vostro bimbo calda un po' più a lungo. Personalmente non è un grande acquisto:
1) Anzitutto non potete mettere l'acqua bollente al suo interno ma solo calda (quindi si raffredda in un attimo)
2) Se il vostro bimbo è veloce come la maggioranza e quindi avete a che fare con un cucciolo bradipo tipo quello del film Zootropolis (ahahahaha troppo divertente guardatelo!) allora la pappa si raffredderà inesorabilmente e nessun piattino pappa calda potrà salvarvi dal riscaldare la pappa innumerevoli volte per ogni pasto!
Alla fine io nel piattino l'acqua non la metto nemmeno più, e per noi è diventato un piattino-raffredda-pappa, eh sì perché la pappa è troppo bollente per darla subito al cucciolo appena la togliete dal fuoco quindi nel piattino si raffredda prima :-P
Equazioni da biberon
Ok dobbiamo fare il biberon. Nessuno ci ha fatto vedere come fare perché in ospedale ho tentato la strada dell'allattamento naturale. Ma noi genitori moderni abbiamo internet. E youtube.
Le case produttrici di latte in polvere fanno dei simpatici video con le istruzioni per preparare il biberon. Video utili. In cui ho visto anche i papà trattati un po' come incapaci. Del tipo "Forza papà dai che ce la puoi fare! Ogni misurino di latte in polvere sono 30 ml di acqua, non è un'equazione a 2 incognite! Dai che ce la fai!"
Quello che non ti dicono è quanto farne. Se fai solo i biberon nessun problema ma con l'allattamento misto è un'altra storia, e qui davvero ci sono 2 incognite! Il pianto del bambino e la sua fame e non è per niente detto che siano direttamente proporzionali tra loro!
Noi abbiamo sbagliato un sacco di dosi di biberon. E c'è la volta che ne fai troppo perché sembrava che il bimbo avesse una fame da lupi e invece mangia 10 ml e fine. E la volta che ne fai troppo poco e quindi quando il biberon finisce il bimbo si mette a urlare e tempo che ne prepari ancora poi non lo beve più. Anche perché il biberon si prepara considerando un misurino di latte in polvere ogni 30 ml di acqua calda e i biberon infatti hanno impresse le tacche che segnano i 30 ml, 60 ml, 90 ml e così via per i multipli di 30.
Ma i bambini non mangiano per multipli e il latte fatto non sempre si può riutilizzare per la poppata successiva sia perché c'è scritto sulla confezione sia perché anche il bambino lo rifiuta, la mia bimba ha fatto delle smorfie di disgusto che dicevano tutto! E non posso biasimarla, se annusate il latte ve ne renderete conto.
Alla fine abbondiamo e piuttosto buttiamo perché per fortuna i bimbi crescono e arriva il giorno che la maxi dose la azzecchi, ed ecco che scopri l'incognita, il giorno x in cui tutto torna!
Le case produttrici di latte in polvere fanno dei simpatici video con le istruzioni per preparare il biberon. Video utili. In cui ho visto anche i papà trattati un po' come incapaci. Del tipo "Forza papà dai che ce la puoi fare! Ogni misurino di latte in polvere sono 30 ml di acqua, non è un'equazione a 2 incognite! Dai che ce la fai!"
Quello che non ti dicono è quanto farne. Se fai solo i biberon nessun problema ma con l'allattamento misto è un'altra storia, e qui davvero ci sono 2 incognite! Il pianto del bambino e la sua fame e non è per niente detto che siano direttamente proporzionali tra loro!
Noi abbiamo sbagliato un sacco di dosi di biberon. E c'è la volta che ne fai troppo perché sembrava che il bimbo avesse una fame da lupi e invece mangia 10 ml e fine. E la volta che ne fai troppo poco e quindi quando il biberon finisce il bimbo si mette a urlare e tempo che ne prepari ancora poi non lo beve più. Anche perché il biberon si prepara considerando un misurino di latte in polvere ogni 30 ml di acqua calda e i biberon infatti hanno impresse le tacche che segnano i 30 ml, 60 ml, 90 ml e così via per i multipli di 30.
Ma i bambini non mangiano per multipli e il latte fatto non sempre si può riutilizzare per la poppata successiva sia perché c'è scritto sulla confezione sia perché anche il bambino lo rifiuta, la mia bimba ha fatto delle smorfie di disgusto che dicevano tutto! E non posso biasimarla, se annusate il latte ve ne renderete conto.
Alla fine abbondiamo e piuttosto buttiamo perché per fortuna i bimbi crescono e arriva il giorno che la maxi dose la azzecchi, ed ecco che scopri l'incognita, il giorno x in cui tutto torna!
L'allattamento misto
Io non ne avevo mai sentito parlare fino a quando non ho intrapreso questa strada. L'allattamento misto si instaura in automatico, non è una scelta, e si adotta quando la neo mamma si accorge che la quantità di latte che produce non è sufficiente a soddisfare i bisogni del neonato.
La parte più difficile è sicuramente capire le esigenze del neonato in termini di quantità. Quanto latte produco? E' sufficiente o no? Quanto latte artificiale devo dare (quelle che sono comunemente chiamate aggiunte)?
I segnali principali che mi hanno detto di controllare per capire se l'allattamento al seno è sufficiente sono: pianto del neonato, pannolini non bagnati di pipì, niente cacca, peso che non aumenta e poi un altro metodo che si può utilizzare è la doppia pesata. In sostanza si pesa il bambino prima di allattare e dopo per capire quanto ha assunto. Io trovo questa pratica pesante da seguire e anche poco utile perché troppo influenzabile da una serie di fattori, come ad esempio il pannolino che può essersi bagnato di pipì nel frattempo..
Per "regolarsi" e capire se l'allattamento misto sta andando bene è stata molto utile la pesa per neonati.
Il problema principale di questo metodo è che non si sa mai esattamente quanto mangia il neonato. Lo stesso accade con l'allattamento al seno ma nel misto bisogna integrare la differenza con il latte artificiale e questo genera molti dubbi, ad esempio se si prende nota delle quantità di latte artificiale consumate ci possono essere notevoli differenze a seconda delle giornate. L'importante è quindi sempre controllare che ci sia aumento di peso e che il bambino stia bene e che quindi non pianga eccessivamente.
La parte più difficile è sicuramente capire le esigenze del neonato in termini di quantità. Quanto latte produco? E' sufficiente o no? Quanto latte artificiale devo dare (quelle che sono comunemente chiamate aggiunte)?
I segnali principali che mi hanno detto di controllare per capire se l'allattamento al seno è sufficiente sono: pianto del neonato, pannolini non bagnati di pipì, niente cacca, peso che non aumenta e poi un altro metodo che si può utilizzare è la doppia pesata. In sostanza si pesa il bambino prima di allattare e dopo per capire quanto ha assunto. Io trovo questa pratica pesante da seguire e anche poco utile perché troppo influenzabile da una serie di fattori, come ad esempio il pannolino che può essersi bagnato di pipì nel frattempo..
Per "regolarsi" e capire se l'allattamento misto sta andando bene è stata molto utile la pesa per neonati.
Il problema principale di questo metodo è che non si sa mai esattamente quanto mangia il neonato. Lo stesso accade con l'allattamento al seno ma nel misto bisogna integrare la differenza con il latte artificiale e questo genera molti dubbi, ad esempio se si prende nota delle quantità di latte artificiale consumate ci possono essere notevoli differenze a seconda delle giornate. L'importante è quindi sempre controllare che ci sia aumento di peso e che il bambino stia bene e che quindi non pianga eccessivamente.
Il lettone
E' una diatriba sempre aperta. Lettone sì o no? Necessità o vizio?
Quando ti trovi a vivere la situazione il tuo approccio cambia.. che coerenza! Così da sostenitrice del "nel lettone no gli diamo un vizio mettiamola nella sua culla già dal primo giorno" sono approdata al "va beh però lei è tanto tenera, una cucciola che ha bisogno di mamma e papà, poi così dorme di più e noi abbiamo tanto sonno, i vizi si danno e si tolgono e ad allattare sono più comoda".
I primi giorni tornati a casa con questo fagotto e senza istruzioni per l'uso abbiamo messo la culla (quella del trio) a fianco del letto. Eravamo convinti che ci avrebbe dormito ed eravamo preoccupati a farla dormire con noi per paura di schiacciarla nel sonno. Premetto che questa è una scelta personale e questa è la nostra esperienza e il nostro punto di vista e non voglio consigliare nessuno su cosa è meglio fare. Ad ogni modo a noi succedeva sempre che dopo averla fatta addormentare in braccio la mettevamo nella sua culla e appena la appoggiavamo lei si svegliava e piangeva. Non riuscivamo nemmeno a togliere il braccio! Le volte in cui eravamo più fortunati invece ci dormiva un quarto d'ora. Abbiamo provato di tutto, a rendere la culla più calda con la boule dell'acqua calda che toglievamo prima di sdraiare la bimba, abbiamo spostato la culla in vari posti sempre vicino al letto, abbiamo tentato di farla addormentare dentro la culla pensando che forse era il cambiamento a svegliarla. Niente da fare, a tutto questo si sono aggiunte le coliche e il susseguirsi di notti disastrose di poco sonno. Fino a che una notte, dopo averla allattata, l'abbiamo lasciata nel lettone e lei ha dormito tutta notte (cioè 5 ore di fila che da neo-genitore sono una notte ristoratrice). Un miracolo! E allora ho capito il senso di quel foglio che mi avevano dato al corso preparto che illustrava i benefici della condivisione del letto con il neonato sia per il suo sviluppo sia per l'allattamento. Di questo ne parlerò in un altro post però i nostri dubbi sul lettone sono svaniti da quella notte perché dormire ti rende un genitore migliore, più pronto e disponibile verso il bambino.
Quando ti trovi a vivere la situazione il tuo approccio cambia.. che coerenza! Così da sostenitrice del "nel lettone no gli diamo un vizio mettiamola nella sua culla già dal primo giorno" sono approdata al "va beh però lei è tanto tenera, una cucciola che ha bisogno di mamma e papà, poi così dorme di più e noi abbiamo tanto sonno, i vizi si danno e si tolgono e ad allattare sono più comoda".
I primi giorni tornati a casa con questo fagotto e senza istruzioni per l'uso abbiamo messo la culla (quella del trio) a fianco del letto. Eravamo convinti che ci avrebbe dormito ed eravamo preoccupati a farla dormire con noi per paura di schiacciarla nel sonno. Premetto che questa è una scelta personale e questa è la nostra esperienza e il nostro punto di vista e non voglio consigliare nessuno su cosa è meglio fare. Ad ogni modo a noi succedeva sempre che dopo averla fatta addormentare in braccio la mettevamo nella sua culla e appena la appoggiavamo lei si svegliava e piangeva. Non riuscivamo nemmeno a togliere il braccio! Le volte in cui eravamo più fortunati invece ci dormiva un quarto d'ora. Abbiamo provato di tutto, a rendere la culla più calda con la boule dell'acqua calda che toglievamo prima di sdraiare la bimba, abbiamo spostato la culla in vari posti sempre vicino al letto, abbiamo tentato di farla addormentare dentro la culla pensando che forse era il cambiamento a svegliarla. Niente da fare, a tutto questo si sono aggiunte le coliche e il susseguirsi di notti disastrose di poco sonno. Fino a che una notte, dopo averla allattata, l'abbiamo lasciata nel lettone e lei ha dormito tutta notte (cioè 5 ore di fila che da neo-genitore sono una notte ristoratrice). Un miracolo! E allora ho capito il senso di quel foglio che mi avevano dato al corso preparto che illustrava i benefici della condivisione del letto con il neonato sia per il suo sviluppo sia per l'allattamento. Di questo ne parlerò in un altro post però i nostri dubbi sul lettone sono svaniti da quella notte perché dormire ti rende un genitore migliore, più pronto e disponibile verso il bambino.
La mia mammite
Diventare mamma è meraviglioso. E lo prova il fatto stesso che sono qui che ci penso ancora nonostante sia ormai l'una di notte e la giornata con la cucciola sia volta al termine non senza fatica (oggi vaccino ma questa è un'altra storia).
Inevitabilmente, mentre il momento del parto si avvicinava, in me aumentava la “mammite”, ossia il mio istinto materno, che era rimasto assopito per trent'anni (potrei dire più che altro sepolto nel profondo, molto nel profondo tanto da dubitare della sua esistenza) faceva piano piano capolino e mi rendevo conto sempre di più di non sapere una cippa di bambini.
Ho sempre pensato che avrei imparato direttamente con l'esperienza sul campo (mio figlio = cavia), però mi rendevo conto, complice la mammite e il desiderio naturale di sapere accogliere il bimbo al meglio, che un minimo di informazioni non mi sarebbero state inutili. Ed ecco quindi che ho frequentato un corso preparto, di cui rimango una sostenitrice perché è un momento di incontro e confronto in cui esporre un po' di dubbi e di tarli.
A questi corsi si fanno molte domande... Da mamma, quando ti trovi davanti la situazione che generava il tuo dilemma ante parto, ti ricordi dell’ostetrica che ti teneva il corso e capisci perché le sue risposte erano così vaghe e non ti soddisfavano mai pienamente: semplicemente erano disperatamente senza risposta.
Come ad esempio “cosa faccio se il bambino non smette di piangere" (il pianto era il mio principale pensiero-fonte di dubbio); una volta arrivata la bimba scopri che una regola non esiste e che una cosa giusta l'ostetrica te l'aveva detta "tuo figlio è unico, il tuo rapporto con lui è unico" mentre la seconda parte "vedrai che capirai a riconoscere il suo pianto e a capire cosa vuole già dopo un paio di settimane" questa no, non è vera. Io adotto ancora oggi, dopo 3 mesi, la tecnica dell'andare a TENTONI, tecnica lecita non solo per chi come me è alle prime armi. D'altronde non parlano e quando hai portato a casa tuo figlio il libretto di istruzioni non te l'hanno lasciato. Nel mio caso ho solo capito che il pianto più forte, quello isterico, è il pianto da fame. Il resto è variabile e avvolto in un alone di mistero perché lei, come tutti i bambini, cambia ogni giorno, ti spiazza sempre e ti fa ricominciare da capo quando ti sembrava di avere finalmente capito qualcosa. Per fortuna però c'è la mammite che ci sostiene e che, se anche sbagliamo al primo colpo, ci sostiene nei tentativi successivi e ci fa ricordare gli sbagli precedenti.
Inevitabilmente, mentre il momento del parto si avvicinava, in me aumentava la “mammite”, ossia il mio istinto materno, che era rimasto assopito per trent'anni (potrei dire più che altro sepolto nel profondo, molto nel profondo tanto da dubitare della sua esistenza) faceva piano piano capolino e mi rendevo conto sempre di più di non sapere una cippa di bambini.
Ho sempre pensato che avrei imparato direttamente con l'esperienza sul campo (mio figlio = cavia), però mi rendevo conto, complice la mammite e il desiderio naturale di sapere accogliere il bimbo al meglio, che un minimo di informazioni non mi sarebbero state inutili. Ed ecco quindi che ho frequentato un corso preparto, di cui rimango una sostenitrice perché è un momento di incontro e confronto in cui esporre un po' di dubbi e di tarli.
A questi corsi si fanno molte domande... Da mamma, quando ti trovi davanti la situazione che generava il tuo dilemma ante parto, ti ricordi dell’ostetrica che ti teneva il corso e capisci perché le sue risposte erano così vaghe e non ti soddisfavano mai pienamente: semplicemente erano disperatamente senza risposta.
Come ad esempio “cosa faccio se il bambino non smette di piangere" (il pianto era il mio principale pensiero-fonte di dubbio); una volta arrivata la bimba scopri che una regola non esiste e che una cosa giusta l'ostetrica te l'aveva detta "tuo figlio è unico, il tuo rapporto con lui è unico" mentre la seconda parte "vedrai che capirai a riconoscere il suo pianto e a capire cosa vuole già dopo un paio di settimane" questa no, non è vera. Io adotto ancora oggi, dopo 3 mesi, la tecnica dell'andare a TENTONI, tecnica lecita non solo per chi come me è alle prime armi. D'altronde non parlano e quando hai portato a casa tuo figlio il libretto di istruzioni non te l'hanno lasciato. Nel mio caso ho solo capito che il pianto più forte, quello isterico, è il pianto da fame. Il resto è variabile e avvolto in un alone di mistero perché lei, come tutti i bambini, cambia ogni giorno, ti spiazza sempre e ti fa ricominciare da capo quando ti sembrava di avere finalmente capito qualcosa. Per fortuna però c'è la mammite che ci sostiene e che, se anche sbagliamo al primo colpo, ci sostiene nei tentativi successivi e ci fa ricordare gli sbagli precedenti.
Il pezzo più bello da leggere quando si aspetta un bimbo....
Il tempo sta scadendo per la mia amica.
Siamo sedute a pranzo quando casualmente mi dice che lei e suo marito stanno pensando di "cominciare una famiglia". Quello che intende è che il suo orologio biologico ha cominciato il conto alla rovescia e la sta costringendo a considerare la prospettiva della maternità.
"Stiamo facendo un sondaggio" dice, quasi scherzando. "Pensi che dovrei avere un bambino?" "Ti cambierà la vita" dico con attenzione, mantenendo un tono neutrale. "Lo so" dice. "Niente più dormite fino a tardi il sabato, niente più vacanze improvvisate..."
Ma questo non è proprio ciò che intendo. Guardo la mia amica, cercando di decidere cosa dirle. Voglio farle sapere ciò che non imparerà mai ai corsi preparto. Voglio dirle che le ferite fisiche di una gravidanza guariscono, ma che diventare madre la lascerà con una ferita emotiva così profonda che la renderà per sempre vulnerabile. Considero l'idea di avvertirla che non leggerà mai più un giornale senza chiedersi "E se si fosse trattato di mio figlio?". Che ogni disastro aereo, ogni incendio la tormenterà. Che quando vedrà le foto di bambini ridotti alla fame, si chiederà se possa esistere cosa peggiore del veder morire il proprio figlio. Osservo le sue unghie laccate con cura e il suo completo alla moda e penso che non importa quanto possa essere sofisticata, diventare madre la ridurrà allo stato primitivo di un'orsa che protegge il suo cucciolo. Che all'urlo di "Mamma!" farà cadere il soufflè o il suo cristallo più bello senza un momento di esitazione. Sento che dovrei avvertirla che indipendentemente da quanti anni abbia investito nella sua carriera, verrà professionalmente dirottata dalla maternità. Potrebbe lasciare suo figlio alle cure di qualcuno, ma un giorno andrà ad un'importante riunione di affari e penserà al dolce odore del suo bambino. Dovrà usare ogni grammo di disciplina per trattenersi dal correre a casa solo per assicurarsi che suo figlio stia bene. Vorrei che sapesse che le decisioni quotidiane non saranno più semplice routine. Che il desiderio di un bambino di cinque anni di andare nel bagno degli uomini del McDonald's piuttosto che in quello delle donne si trasformerà in un gran dilemma. Che proprio là, nel mezzo del rumore di vassoi accatastati e delle urla dei bambini, le questioni di indipendenza e di identità di genere verranno valutate contro la prospettiva che un pedofilo possa nascondersi in bagno. Per quanto sicura di sè possa essere in ufficio, come madre tirerà sempre a indovinare. Nel vedere la mia amica così attraente, vorrei assicurarle che alla fine butterà giù i chili della gravidanza, ma che non si sentirà mai più la stessa. Che la sua vita, ora così importante, avrà minore valore ai suoi occhi quando avrà un figlio. Che la darebbe in un istante per salvare la sua prole, ma che comincerà anche a sperare di poter vivere più anni, non per realizzare i propri sogni, ma per vedere suo figlio realizzare i suoi. Desidero farle sapere che la cicatrice di un cesareo o una smagliatura lucida diventeranno distintivi d'onore. La relazione con suo marito cambierà, ma non come pensa. Vorrei che potesse capire quanto di più si possa amare un uomo che cosparge di talco un bambino con tanta cura o che non esita mai a giocare con suo figlio o sua figlia. Vorrei che sapesse che si innamorerà di nuovo di suo marito per motivi che ora troverebbe tutt'altro che romantici. Vorrei che la mia amica potesse percepire il legame che sentirà con tutte le donne che attraverso la storia hanno tentato disperatamente di metter fine alla guerra, ai pregiudizi e alla guida in stato di ebrezza. Spero che capirà come io possa pensare razionalmente alla maggior parte delle cose, ma possa perdere temporaneamente la ragione quando discuto della minaccia della guerra nucleare nel futuro dei miei figli. Vorrei descriverle l'euforia nel vedere tuo figlio imparare a colpire una palla da baseball. Vorrei immortalare per lei la grassa risata di un bambino che tocca per la prima volta il soffice pelo di un cane. Voglio che provi la felicità così reale che fa male. Lo sguardo interrogativo della mia amica mi fa realizzare che mi sono venute le lacrime agli occhi.
"Non te ne pentirai mai", dico alla fine. Poi allungo la mano sul tavolo verso la sua, gliela stringo e prego per lei e per me e per tutte le altri semplici donne mortali che nel loro cammino inciampano nella più santa delle chiamate.
(tratto e tradotto da "Chicken Soup for the Women''s Soul")
Siamo sedute a pranzo quando casualmente mi dice che lei e suo marito stanno pensando di "cominciare una famiglia". Quello che intende è che il suo orologio biologico ha cominciato il conto alla rovescia e la sta costringendo a considerare la prospettiva della maternità.
"Stiamo facendo un sondaggio" dice, quasi scherzando. "Pensi che dovrei avere un bambino?" "Ti cambierà la vita" dico con attenzione, mantenendo un tono neutrale. "Lo so" dice. "Niente più dormite fino a tardi il sabato, niente più vacanze improvvisate..."
Ma questo non è proprio ciò che intendo. Guardo la mia amica, cercando di decidere cosa dirle. Voglio farle sapere ciò che non imparerà mai ai corsi preparto. Voglio dirle che le ferite fisiche di una gravidanza guariscono, ma che diventare madre la lascerà con una ferita emotiva così profonda che la renderà per sempre vulnerabile. Considero l'idea di avvertirla che non leggerà mai più un giornale senza chiedersi "E se si fosse trattato di mio figlio?". Che ogni disastro aereo, ogni incendio la tormenterà. Che quando vedrà le foto di bambini ridotti alla fame, si chiederà se possa esistere cosa peggiore del veder morire il proprio figlio. Osservo le sue unghie laccate con cura e il suo completo alla moda e penso che non importa quanto possa essere sofisticata, diventare madre la ridurrà allo stato primitivo di un'orsa che protegge il suo cucciolo. Che all'urlo di "Mamma!" farà cadere il soufflè o il suo cristallo più bello senza un momento di esitazione. Sento che dovrei avvertirla che indipendentemente da quanti anni abbia investito nella sua carriera, verrà professionalmente dirottata dalla maternità. Potrebbe lasciare suo figlio alle cure di qualcuno, ma un giorno andrà ad un'importante riunione di affari e penserà al dolce odore del suo bambino. Dovrà usare ogni grammo di disciplina per trattenersi dal correre a casa solo per assicurarsi che suo figlio stia bene. Vorrei che sapesse che le decisioni quotidiane non saranno più semplice routine. Che il desiderio di un bambino di cinque anni di andare nel bagno degli uomini del McDonald's piuttosto che in quello delle donne si trasformerà in un gran dilemma. Che proprio là, nel mezzo del rumore di vassoi accatastati e delle urla dei bambini, le questioni di indipendenza e di identità di genere verranno valutate contro la prospettiva che un pedofilo possa nascondersi in bagno. Per quanto sicura di sè possa essere in ufficio, come madre tirerà sempre a indovinare. Nel vedere la mia amica così attraente, vorrei assicurarle che alla fine butterà giù i chili della gravidanza, ma che non si sentirà mai più la stessa. Che la sua vita, ora così importante, avrà minore valore ai suoi occhi quando avrà un figlio. Che la darebbe in un istante per salvare la sua prole, ma che comincerà anche a sperare di poter vivere più anni, non per realizzare i propri sogni, ma per vedere suo figlio realizzare i suoi. Desidero farle sapere che la cicatrice di un cesareo o una smagliatura lucida diventeranno distintivi d'onore. La relazione con suo marito cambierà, ma non come pensa. Vorrei che potesse capire quanto di più si possa amare un uomo che cosparge di talco un bambino con tanta cura o che non esita mai a giocare con suo figlio o sua figlia. Vorrei che sapesse che si innamorerà di nuovo di suo marito per motivi che ora troverebbe tutt'altro che romantici. Vorrei che la mia amica potesse percepire il legame che sentirà con tutte le donne che attraverso la storia hanno tentato disperatamente di metter fine alla guerra, ai pregiudizi e alla guida in stato di ebrezza. Spero che capirà come io possa pensare razionalmente alla maggior parte delle cose, ma possa perdere temporaneamente la ragione quando discuto della minaccia della guerra nucleare nel futuro dei miei figli. Vorrei descriverle l'euforia nel vedere tuo figlio imparare a colpire una palla da baseball. Vorrei immortalare per lei la grassa risata di un bambino che tocca per la prima volta il soffice pelo di un cane. Voglio che provi la felicità così reale che fa male. Lo sguardo interrogativo della mia amica mi fa realizzare che mi sono venute le lacrime agli occhi.
"Non te ne pentirai mai", dico alla fine. Poi allungo la mano sul tavolo verso la sua, gliela stringo e prego per lei e per me e per tutte le altri semplici donne mortali che nel loro cammino inciampano nella più santa delle chiamate.
(tratto e tradotto da "Chicken Soup for the Women''s Soul")
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